mercoledì 11 giugno 2008

8 giugno 2008 festa di Incontro fra i Popoli - Contributi soci all'estero

CHIARA CAVAGNA, MEMBRO DEL C. d. A. di IFP, ATTUALEMTNE A CASA IN MATERNITA’

Cari amici di IfP,
avevo sempre pensato che oggi sarei stata lì insieme a voi con mio figlio Tommaso di circa un mese. Invece le cose sono andate diversamente: ci è stato chiesto di fidarci della Vita e dei tempi della Natura, e noi, con molta fatica, siamo riusciti a non considerare i calcoli medici per ascoltare il bambino che avevo in pancia e che semplicemente non era ancora pronto per venire a mondo. Oggi non ha ancora due settimane, e i ritmi dei suoi primi giorni di vita mi impongono di restare a casa con lui.
L’esperienza di questo parto, e soprattutto questo fidarsi e scegliere la strada più semplice e naturale, il più lontana possibile dalla massificazione e dalla mentalità del tutto e subito tipicamente occidentale, mi richiama tante altre scelte.
Penso al lavorare di IfP insieme ai popoli impoveriti per migliorare le loro condizioni di vita; penso alle scelte quotidiane di noi occidentali che influiscono sul benessere dei popoli lontani; penso al dovere di educare le nuove generazioni con i valori di solidarietà e condivisione; e penso anche al lavoro in ufficio per Incontro fra i Popoli, alla bella collaborazione che c’è tra noi, allo stile in cui si fanno le cose e all’entusiasmo che porta a realizzare nuovi progetti e piccole e grandi idee.
Tutto questo è intrecciato dallo stesso desiderio di giustizia e di fratellanza, lo stesso che accomuna voi che oggi festeggiate l’operato di IfP e vi interessate dei problemi di coloro che, in Italia o nei loro paesi, chiedono solo che venga data loro un’opportunità per migliorare le loro condizioni di vita, che all’economia mondiale fa comodo che restino misere e senza speranza.
Un caro saluto a tutti voi e a coloro che ci aiutano a realizzare i progetti di sviluppo per cui lavoriamo tanto.

Mestrino, 8 giugno 2008
Chiara Cavagna


ASTRID CHUC, VOLONTARIA A SHABUNDA IN R. D. CONGO

Cari Amici di Incontro Fra i Popoli,
mentre mi godo un meraviglioso tramonto vi scrivo due righe per raccontarvi qualcosa del mio stage in terra africana. Mi trovo in Repubblica Democratica del Congo da ormai un mese e a Shabunda da tre settimane. Non mi dilungherò a descrivere il contesto perchè so che lì con voi ci sono Simon Pierre Yananio e Mirko che sicuramente avranno molte cose da raccontarvi. Vi dico solo che quando dall'aereo ho visto Shabunda in lontananza ho avuto la sensazione di essere veramente nel cuore dell'Africa. In queste prime settimane grazie a Charles e agli altri collaboratori dell'ADR, l'associazione partner di IFP presso la quale svolgo il mio stage, ho avuto modo di conoscere la città e la sua gente e di abituarmi a questa vita così diversa dalla nostra. Come potete immaginare qui i ritmi stressanti tipici della nostra società sono sconosciuti, si vive a stretto contatto con la natura e i suoi tempi. Si possono sì fare programmi ma bisogna accettare il fatto che difficilmente sarà possibile rispettarli alla lettera e anzi spesso ci si troverà costretti a stravolgerli. Una delle prime cose che si notano arrivando a Shabunda ( ma credo un po'in tutta l'Africa) è che le donne sono il vero motore della società. Sono le donne che alle 7 del mattino si mettono in cammino verso i campi, spesso distanti diversi chilometri dalla loro abitazione, sono le donne che nel pomeriggio, dopo una lunga giornata nei campi sotto il sole cocente, fanno ritorno in città portando sulle spalle il frutto del loro lavoro e sono sempre le donne che una volta arrivate a casa devono metterla in ordine, accudire e preparare da mangiare per i numerosi figli e per il marito. Purtroppo alle donne non è riconosciuto il valore che meriterebbero. Spesso gli uomini, come loro stesse mi hanno detto, le considerano poco più che “des objects des travail”. Per fare fronte alle difficoltà molte donne di Shabunda, soprattutto nei difficili anni della guerra, hanno deciso di unirsi in associazioni per aiutarsi reciprocamente all'insegna della solidarietà femminile. Ho già avuto modo di conoscere alcune di queste organizzazioni, di partecipare alle loro riunioni e attività e di ascoltare i loro problemi e loro difficoltà. Con Charles stiamo programmando degli interventi alla Radio Mutanga, l'emissione radio fondata dall'ADR, per sensibilizzare la popolazione sui problemi della donna. Spero che questi interventi possano contribuire alla diffusione di una nuova idea della donna come persona con la sua grande dignità e il suo valore e non strumento di lavoro.
Vi saluto e vi auguro una buona festa.

Shabunda, 8 giugno 2008
Astrid Chuc

P. FRANCO BORDIGNON, SOCIO IFP, ATTUALMENTI A BUKAVU IN R. D. CONGO

Carissimi tutti di IFP,
non potendo essere fra voi fisicamente per la nostra assemblea dell’8 giugno,, voglio esserci per mezzo di queste poche righe.
In questi giorni sto cercando di fare una lettura trasversale della realtà italiana di oggi. Voglio riferirmi alle nuove proposte del governo italiano attuale sul problema degli immigrati, mettendole in rapporto alla situazione congolese.
Non voglio entrare in un’analisi di merito, anche perché non vivo sulla pelle come voi il problema. Ma mi chiedo: se i governi africani, particolarmente il governo congolese, adottassero le stesse misure, o meglio se creassero un’ideologia che rasenta la xenofobia nei confronti delle migliaia di “immigranti occidentali” presenti su suolo congolese e che, pescando nel torbido, svuotano le miniere del Congo, non ne risulterebbe forse un bagno di sangue?
A Bukavu sono presenti una trentina di organismi internazionali umanitari o dell’ONU. Hanno un identikit ben preciso e, salvo qualche differenza, per vari di essi gli uni possono bene valere gli altri, cioè sono anche loro molto spesso solo uccelli rapaci. Che cosa rimarrà alla gente congolese di quanto fanno o fanno finta di fare, una volta che i loro finanziamenti sono finiti o qualche emergenza più lucrosa appare all’orizzonte?
Pensando alla mia Italia, ho l’impressione di essere davanti ad un’immagine di quella parte dell’umanità che nella sua ricchezza esterna rivela la sua profonda povertà interiore.
Purtroppo i governi occidentali devolvono una grossissima percentuale degli aiuti a questi organismi pseudo umanitari, lasciando le opere di sviluppo vero e proprio alla povera Cenerentola, che sono quei gruppi piccoli o grandi, come Incontro fra i Popoli, che agiscono con chiarezza e purezza.
Io penso a voi di Incontro fra i Popoli come ad un gruppo che, nonostante i limiti inerenti ad ogni gruppo, ha fatto sua la vocazione di fare del mondo la propria casa, al di là della differenza di culture o di razze, senza manie di potenza, violenza, di difesa di interessi nascosti e di esclusività.
I vostri progetti di sviluppo, le vostre varie attività di formazione, animazione, coscientizzazione in ambienti a volte difficili o refrattari, nascono dalle gioie e speranze, tristezze e angosce degli uomini di oggi. E’ la conferma che il vostro cuore è diventato la casa del mondo per ogni persona.
Voi date individualmente, collettivamente, ma il vostro dono è perfettamente gratuito. E’ difficile pesare su una bilancia umana il peso del dare o del ricevere. Nessuno, dicono anche i proverbi congolesi, è cosi ricco da non aver bisogno di ricevere niente o cosi povero da non poter dare niente.
Un giorno ho ricevuto il più grande dono della mia lunga vita di missionario in Congo. Una vecchietta, che appena si reggeva sulle gambe aiutate da un bastone, magra che le si potevano contare le ossa, vestita con qualche straccio che non vedeva sapone da varie lune, sola senza figli e senza marito, è venuta a trovarmi per offrirmi un frutto, un avocado. E mi disse: “Questo è il primo frutto dell’albero; vuole essere il mio grazie perché hai animato la comunità cristiana perché mi costruisse la casa”.
La “casa” era una capanna di fango di due metri e mezzo per tre, con pareti di bambù e tetto dell’erba secca. In fianco c’era un albero, appunto l’avocatier, tutto quello che la donna possedeva: per lei era il suo campo, il suo granaio, la sua banca.
Per donare è necessario imparare a ricevere.
Carissimi soci ed amici di Incontro fra i Popoli, vi giunga il mio grazie personale e quello della popolazione congolese per la vostra missione di saper cogliere e partecipare al grido di gioia o di sofferenza espresso in lingue diverse, perché con il vostro lavoro il mondo sia un giorno la casa di tutti, perché tutti sono uguali e fratelli.

Franco Bordignon
missionario saveriano
Bukavu 7 giugno 2008

SABRINA E GIANCLAUDIO BIZZOTTO, SOCI IFP, ATTUALMENTE IN ZAMBIA

Carissimo Leo e tutti, a voi europei derelitti e senza speranza un carissimo saluto dallo Zambia. Effettivamente qui grazie alla crescita del Pil del 6% c’è più speranza che non in Italia, ma come sappiamo spesso la speranza sono in pochi ad averla e molti invece non se la possono permettere.
Ci godiamo la nostra Africa con tanto impegno e buona volontà e ogni tanto pensiamo agli amici lontani.
Passeremo per un saluto verso la fine di giugno. Un abbraccio.

Gianclaudio Bizzotto

A volte intingo i miei pensieri nell’inchiostro e poi li stendo su un foglio bianco ed è quello che mi capita ora.
Giusto poco fa ho finito di preparare leccornie per la festicciola di domani. Il nostro bambino compie già 3 anni e li ha tutti trascorsi qui in Zambia ad eccezione di qualche mese di vacanza in Italia. Mi viene ora da pensare alla mia gravidanza, in Zambia anche quella, in un piccolo villaggio remoto e polveroso, con la fortuna di avere un ospedale missionario, in cui allora lavoravamo.
Niente ginecologi che ti vogliono visitare ogni mese a suon di 200 euro alla volta se ti va bene. Niente esami del sangue superflui, ecografie di continuo o amniocentesi perché avevo già passato i 35, flebo di ferro e quanto altro impone oggi la “malattia” gravidanza in Italia. Certo, sono stata super fortunata che la mia gravidanza è stata tranquilla e serena, ho lavorato fino a 3 giorni prima che lui nascesse…..come facevano le mamme di una volta, insomma.
In giro per il villaggio altre “mille” donne incinte mi sorridevano e volevano sempre toccarmi la pancia, perché era davvero così strano vedere una “msungu” incinta. All’ospedale quel giorno sono nati altri 4 bambini ed è stato emozionante fare una foto ricordo assieme alle mie “colleghe neo mamme” zambiane…..
Nicolò e un bambino fortunato, è sano e sempre attivo, allegro. Trascorre per 365 gg l’anno dalle 6 alle 8 ore all’aria aperta, diciamo pure con poco smog, dato che ora viviamo in città. Ha già imparato benissimo l’inglese e anche qualche parola di lingua locale dai suoi amichetti zambiani.
Alla sua festa domani ci saranno appunto loro e altri bimbi dal Sudafrica, dall’Angola, dalla Namibia, dall’Inghilterra e dalla Svezia. Famiglie che vivono qui, ma credo che una varietà cosi di persone raccolte in un piccolo giardino come il nostro, sia davvero una occasione per rinnovare il nostro spirito all’apertura, alla condivisione, perché bene o male questa nostra cerchia di amicizie condivide ogni giorno con i poveri, che non sono sempre e solo coloro che non hanno da mangiare!

Noi cerchiamo di fare del nostro meglio nel lavoro che ci ha portato qui, finalizzato alla promozione delle fasce più povere e deboli tramite il microcredito, degli ammalati di aids con sostegno alle terapie e attività generatrici di reddito, scolarizzazione e preparazione professionale per tantissimi orfani, bambini e ragazzi vulnerabili, un occhio alle foreste e alla produzione di colture alternative, sostegno economico ad ospedali governativi che faticano a tirare avanti….. sono progetti del CeLIM, e siamo fiduciosi che chi semina qualcosa raccoglie…….
Speriamo di essere in grado di trasmette a Nicolò qualcosa di buono dalla nostra vita in Zambia, ma siamo certi che lui è partito col piede giusto.

Zambia, 8 giungo 2008
Sabrina Pettenuzzo

SR. ANTONELLA LAZZARO, SOCIA IFP, ATTUALMENTE IN ARGENTINA
Carissimo Leo e amici di IFP,
vi scrivo da un altro Paese, l'Argentina. Mi trovo a Tucuman in una barrio molto povero, ma ricco di risorse: giovani e gente che si impegna per i più poveri. Le suore qui lavorano da più di 10 anni realizzando un centro di catechesi, di animazione missionaria e un comedor, una mensa per i poveri, bambini e disabili o persone sole. Visitano inoltre i malati donando molta speranza e vicinanza: Dio é vicino perché ciascuno di noi lo può rendere tale. E' l'impegno di tutti noi che vogliamo trasmettere la nostra fede!
Ciò che mi impressiona molto é la violenza che porta in sé l'insicurezza della vita, come il caso di una mamma che uscendo per lavorare venne uccisa con una pugnalata alle spalle inferta da suo marito sulla strada. oppure un bimbo di 9 anni che strangola una piccola di 3. Per non parlare delle ragazze che abitano nei villaggi e che devono percorrere km in semioscurità con il rischio sempre incombente di essere violentate...
La Chiesa qui è molto presente, molto più dello stato e si fa carico dei poveri e della formazione dei suoi membri.
Vi saluto con affetto e vi chiedo di pregare per noi.
Argentina, 8 giugno 2008
sr Antonella Lazzaro

venerdì 30 maggio 2008

08/06/08 - Festa di Incontro fra i Popoli

Incontro fra i Popoli si riunisce assieme a soci, amici e curiosi per condividere una giornata di amicizia e solidarietà. E' occasione di riflessione e di scambio di idee, ma anche di chiacchiere tra amici e persone interessate. Incontro di quanti credono nella solidarietà internazionale e nella gratuità del volontariato ed esprimono questa loro idealità attraverso l’associazione Incontro fra i Popoli.

L’incontro è aperto a chiunque Soci, amici, collaboratori, simpatizzanti, persone di buona volontà.

PROGRAMMA:
09 – 10 • ritrovo e buffet nel boschetto di Via Pezze 16 a Cittadella (PD).
10 – 11 • s. Messa nella Pieve di San Donato (presiede mons. Simon Pierre Yananio, vicario vescovile della diocesi di Kasongo R. D. Congo).
11 – 17 • testimonianze:
◊ Simon Pierre Iyananio, presidente di Alliance Kivu – R. D. Congo
◊ Mirko Tommasi, volontario di ritorno da Shabunda – R. D. Congo
◊ esperienze di insegnanti con cui collaboriamo nell'educazione alla mondialità

• pranzo autogestito (come ogni anno, ognuno porta qualcosa e ce ne sarà per tutti).
• intrattenimenti per grandi e piccini.

Ci troveremo a Cittadella (PD):
Se è bel tempo, nel boschetto di Via Pezze 16
Se è tempo incerto, sotto il tendone in fianco alla chiesa di San Donato
Se è tempo piovoso, nel centro parrocchiale dietro la chiesa di San Donato

martedì 20 maggio 2008


Anche questo anno dacci una mano, donaci il cinque... per mille!
Incontro fra i Popoli ONG onlus C.F. 920 450 402 81

lunedì 19 maggio 2008

Anche Astrid è arrivata in R. D. Congo


Ciao a tutti!
Vi scrivo dalla Repubblica Democratica del Congo dove anche io, come Chiara e Mirko sto facendo uno stage grazie a IFP. Dopo una notte trascorsa a Bujumbura, capitale del Burundi, Mirko mi ha passato il testimone: la sua esperienza africana stava per il momento volgendo al temine mentre la mia cominciava. Accompagnata da Didier e Elias della Caritas di Uvira ho attraversato il confine e
messo piede per la prima volta in terra congolese. A Uvira ho conosciuto Suora Giovanna del Centre Béthanie e i bimbi sordomuti e disabili ospitati nel centro che con i loro sorrisi hanno rallegrato le mie giornate. Didier e Elias sono stati molto gentili, mi hanno mostrato la loro città e sapendo che sono una studentessa di antropologia culturale mi hanno portata al matrimonio di una loro collega per farmi conoscere come si svolge qui il matrimonio. La cerimonia in chiesa è stata un'esplosione di colori e di vivacità animata da canti e danze. La messa in africa ha davvero la straordinaria capacità di diffondere la gioia. Lasciata Uvira sono salita con i Padri Saveriani nella bella Bukavu, capoluogo del Sud Kivu. Per arrivare a destinazione sono state necessarie 4 ore di land rover di cui tre percorrendo una mulattiera abbarbicata sulle montagne. Non di certo le nostre autostrade ma che panorami che ho avuto la fortuna di vedere da lassù… paesaggi mozzafiato. Il mio soggiorno a Bukavu è per il momento breve, domani infatti un aereo della croce rossa mi porterà a Shabunda, la città nella foresta che grazie ai racconti di Mirko abbiamo già un po' conosciuto. Sarà lì infatti che trascorrerò la maggior parte di questa avventura in Congo.
Bene ora vi saluto. Vi manderò presto notizie dalla foresta.
Kuaeri

Astrid

venerdì 9 maggio 2008

Kindu: l'esperienza continua

Amjambo!
Dopo un mese dal mio arrivo nella splendida e calma città di Kindu sento di essermi già affezionata a tutto a tutto ciò che caratterizza questo straordinario scorcio d'Africa sub-sahariana ed in particolar modo alla sua accogliente e gioiosa popolazione. Ecco che quando mi addentro nelle sradine del mercato o quando faccio il mio quotidiano tragitto dalla procura dove alloggio all'ufficio dell'APEMA il saluto che mi viene rivolto non è più JAMBO DADA ma JAMBO CHIARA, A BARI? (ciao Chiara come stai?), e questo mi riempie di gioia poichè ho l'impressione di non essere più lo strano MUZUNGU venuto dal Nord ma di iniziare a essere"una di loro".
Per quanto riguarda i bisogni e le esigenze di tutta questa popolazione non saprei veramente da dove cominciare perchè le necessità sono infinite, a partire da quelli che sono i bisogni primari: mangiare, vestirsi, avere un tetto sotto il quale dormire e ripararsi, a quelli secondari :avere dei mezzi con i quali spostarsi, il diritto ad un'educazione .Questa gente con un'overdose di coraggio e forza porta a termine ogni lunga ed estenuante giornata senza lamentarsi, al contrario spesso sforzandosi di elargire a chiunque larghi sorrisi stampati nei loro visi segnati dalla fatica e dal dolore. Vuoi per i lunghi tragitti percorsi a piedi, bicicletta e moto su strade impraticabili, vuoi per il lavoro spossante nei campi o al mercato sotto un sole ardente, vuoi per l'alimentazione sempre troppo povera di tutto o vuoi per gli sbalzi di temperatura che possono variare dagli umidi 40-42 gradi di giorno ai ventiulati 23-25 gradi di sera essere febbricitanti quando cala la sera rientra assolutamente nella norma, ma nemmeno questo li ferma.
E le donne sono un qualcosa di straordinario, possiamo tranquillamente dire che rientrano nella comune definizione di"macchine da guerra": dopo essere rientrate a casa(percorrendo spesso kilometri e kilometri a piedi)dai campi o dal mercato con il loro misero gruzzolo guadagnato vendendo un pò di riso, arachidi, banane, olio di palma, manioca ecco rimboccarsi le maniche per ricominciare a lavorare di nuovo: occupandosi della casa, della famiglia, del cibo e di tutto ciò che sanno bene anche le nostre mamme, c'è da fare in una casa con la differenza che spesso la salute è precaria, la temperatura è insopportabile e nessuno le aiuta (o raramente). E' assolutamente necessario aggiungere che quando parlo di famiglia intendo nella maggior parte dei casi un nucleo alquanto allargato di persone, ovvero:marito, figli, cugini, nipoti, cognati/e, sorelle, fratelli...Mantenere una famiglia non è un'impresa semplice e per farmi capire al meglio vi racconto brevemente qual è il tenore di vita secondo i racconti dei ragazzi dell’APEMA e della popolazione: il salario medio in una famiglia ammonta a circa 20/30 $ al mese con cui devono provvedere innanzitutto al cibo prima che a tutto il resto: un sacco di foglie di manioca costa circa 5$ dollari che, in una famiglia per esempio come quella di Emerie di circa 9 persone, basta per circa una settimana.Con la manioca si prepara il SOMBE una specie di spinacio o verdura cotta fatto con le foglie di manioca che viene accompagnato al FUFU, simile ad uno gnocco fatto con la farina di manioca, in qualche caso fortunato, mescolato alla farina di mais. Il lusso qui non è il cibo pregiato ma per esempio il riso che quando va bene riescono ad acquistare 1 o 2 volte la settimana, o la carne che costa circa 3000 franchi al kg ovvero 6 dollari; un pesce medio costa circa 10 dollari che riescono a permettersi forse una volta ogni due o tre settimane. Emerie, il segretario dell’APEMA mi ha raccontato che quando i prezzi al mercato di Kindu sono troppo alti, lavoro permettendo, si sposta con la sua bicicletta nella periferia a circa 30 km dove trova prezzi più abbordabili. Si mangia in media una volta al giorno : allora è inevitabile chiedersi:”ma con un pasto così povero di energia dove trovano non dico nemmeno la forza di lavorare, ma soltanto di stare in piedi e addirittura di sorridere..”? Mah, per me resta un mistero irrisolto.
L’attività che più mi entusiasma è quella di sensibilizzazione ed educazione nelle scuole, dove grazie all’esempio di IfP, l’APEMA, attraverso il gioco cerca di diffondere nei ragazzi un messaggio di pace e d’amicizia, d’amore di non-discriminazione, d’uguaglianza e di parità tra uomo e donna. Visti gli alti tassi di matrimoni precoci nelle scuole secondarie si cerca di esortare i ragazzi a continuare gli studi facendo loro capire che è l’unico mezzo per tentare di costruirsi un futuro migliore, non ignari del fatto però che, pur volendo, spesso molte famiglie non hanno i mezzi economici per far continuare i loro figli negli studi. L’ultima scuola che ho avuto la fortuna di visitare è stata l’Istituto Mikelenge, dove i ragazzi mi hanno accolto cantando a squarciagola agitando nelle loro mani ossute rami di fiori di tutti coloriper darmi il benvenuto!E' realmente straordinaria la capacità che questa popolazione ha, nella sua semplicità, di trasmettere gioia, di emozionare e sorprendere. E’ quasi un paradosso che una povertà così grande racchiuda dentro se una ricchezza d’animo mai vista prima.

Ora vi saluto alla prossima
Kuaeri
Chiara

domenica 4 maggio 2008

Arriverderci RDCongo

Jambo Marafiki,

dopo quasi sei mesi di Congo la mia avventura sta volgendo al termine, infatti, la prossima settimana l’aereo mi attende a Bujumbura per il rientro. Questi mesi devo dire sono stati molto intensi ma la differenza con il nostro mondo è tale che non ci si rende bene conto di quello che si vive. Immagino ci voglia un po’ di tempo per metabolizzare l’esperienza. Prima di salutarvi dal Congo per rivederci in Italia, vi volevo mandare un mio ultimo articolo ma poi pensandoci bene ho preferito inviarvi una carrellata di foto che sono molto più significative di tante parole. Le ho scelte in progressione, quindi le prime sono di quando sono arrivato, mentre le ultime sono di questi miei ultimi giorni di viaggio in cui ho toccato Bukavu e Goma prima di avviarmi il prossimo lunedì mattina a Uvira, mia ultima tappa in terra congolese.


Qui ero con lo staff del ristorante della CARITAS ad Uvira. Non immaginavo nemmeno che di ristoranti non ne avrei più visti per sei lunghi mesi.

Prima di partire Leopoldo mi aveva avvisato: viaggerai tra i bagagli. Ma quale tra i bagagli? Ero in cabina quasi abbracciato al pilota e copilota e non riuscivo a muovermi. Li vedete i sacchi alle mie spalle? Arrivavano quasi a toccare la parte superiore dell’aereo. Però vi dico che dalla cabina c’è un panorama veramente meritevole di correre il rischio di viaggiare senza cintura allacciata…

Di ritorno da una visita ad alcuni piccoli villaggi mi sono fermato a visitare il grande ponte sull’Ulindi, un ricordo lasciato da ingegneri italiani costruito durante il periodo coloniale.

Visita ad una segheria manuale all’interno della foresta. In foto sono con il mio amico e coinquilino Charles, geometra che segue la costruzione di cinque scuole elementari.

Dopo una bella passeggiata e un bel giro in piroga, canoa ricavata incavando un grosso tronco d’albero e mossa da pagaie, ci ripariamo dal sole tropicale all’ombra di un Barzar.

Ogni settimana alla fonte a prendermi l’acqua potabile come tutto il resto della popolazione di Shabunda.

Momento di relax nel giardino di casa in compagnia del guardiano Patrice, del figlio Kennedy e del figlio della cuoca.


Mentre faccio compagnia alla cuoca e ai figli che mangiano in cucina; le donne e i bambini, infatti, non possono per tradizione mangiare a tavola con i maschi.


Spero che la foto non sia troppo scura. Qui ero in camera mia e al lume di candela mi stavo preparando per andare a dormire….che serate romantiche!!


Durante le vacanze di pasqua sono stato a fare del turismo responsabile…qui mi vedete a fare il bucato giù al fiume come tutta la gente. Sullo sfondo qualcuno che si fa anche il bagno…



…ho voluto prendere in braccio questo piccino ma appena ha visto che non ero sua mamma si è messo a piangere. Ero in una comunità di una montagna e probabilmente il bambino non aveva mai visto un “musungo” prima d’ora.



Tra una visita e l’altra trovo anche il tempo di fare un po’ di turismo. Sono a Goma e ho sullo sfondo il magnifico lago verde.





Peccato la foto sia uscita scura. In battello sul lago Kivu di ritorno da Goma…che panorami. Beh, che dirvi… questa è stata la mia storia negli ultimi sei mesi e vi giuro che è stata intensa. Dall’Europa non si può neppure immaginare come sia diversa la vita qui e come le persone siano costrette a vivere nella povertà. Io, infatti, ero un’occidentale e per quanto mi sia immedesimato nella loro vita quotidiana non è la stessa cosa sapere che un giorno te ne ritornerai nel tuo soffice mondo o sapere che ci si trova in una gabbia senza via d’uscita.

Tutaonana

Mirko

domenica 13 aprile 2008

prima settimana a Kindu


Jambo!
Dopo aver trascorso una settimana nella caotica capitale della Repubblica Democratica del Congo eccomi arrivata nella splendida e tranquilla Kindu. Mai avrei pensato ad una accoglienza così calorosa da parte di tutta questa splendida e amichevole popolazione che quando mi incontra nei vicoli del mercato centrale mi porge un sorridente JAMBO DADA (saluto che si fa alle giovani donne), a cui io ovviamente rispondo con altrettanto entusiasmo.
Ho avuto la possibilità di visitare con i membri dell’APEMA (Gaston, Gedeon, Emerie, Marie, Marcel) buona parte della città e tutti i suoi piccoli e poveri quartieri ma sorprendentemente intrisi di gioia, sorrisi e vivacità; le donne e i bimbi trasportano sul dorso e sulla testa pesi incalcolabili ma questo non impedisce loro quando mi incontrano di sorridermi e di salutarmi o addirittura di abbandonare per qualche secondo i loro fardelli a terra per stringermi la mano e per darmi il loro saluto in swahili.
Come molti sanno Kindu è divisa in due dal fiume e per chi vuole raggiungere la riva opposta deve farsi trasportare da una delle piroghe disponibili a riva. La settimana scorsa sono rimasta attonita nell’osservare una piroga carica di persone a tal punto che il suo bordo toccava il pelo dell’acqua. Marie mi ha raccontato che non molto tempo fa a causa di questo problema ha perso un suo caro amico e collega di università che doveva sostenere un esame all’università di diritto pubblico che si trova alla riva sinistra del fiume; la piroga era talmente satura di persone che ha finito per spezzarsi, capovolgersi e gettare tutti i viaggiatori nel fiume con un’ingente perdita di vite umane.
Quello che ho osservato sino ad ora è che nonostante le difficoltà,le sciagure, la fame, la miseria in particolar modo di certi quartieri, questa popolazione mantiene una fede che è un qualcosa di incredibile e di invidiabile. Le messe domenicali sono un’esplosione di gioia contagiosa; il loro entusiasmo nel danzare e cantare è talmente forte che non si può nonsorridere ma anche commuoversi per la forza e la voglia di vivere che c’è in ognuno di loro. C’è proprio da farsi un esame di coscienza;
Come ha osservato Mirko a Shabunda sono le donne e i bimbi che fanno i lavori più pesanti ma i ragazzi dell’APEMA mi dicono che qualcosa sta cambiando, POLE POLE (lentamente)
VOIR, JUDGER, AGIR è il motto di cui mi sono fatta carico: quindi quello che sto facendo a poco più di una settimana dal mio arrivo è quello di osservare, ascoltare, conoscere questa meravigliosa città le mie osservazioni arriveranno in un secondo momento quando sarò abbastanza certa di aver capito qualcosa senza precipitarmi in conclusioni affrettate.
Vi saluto tutti
TUTAONANA
Chiara