giovedì 2 ottobre 2008

"A Parma soprusi ogni giorno"

Intervista a Jean Claude Didiba socio di Incontro fra i Popoli e segretario generale dell’Associazione Amici d’Africa di Parma

Jean Claude Didiba, segretario generale dell'Associazione Amici d'Africa di Parma, parla del caso di Emmanuel Bonsu: "Non ho dubbi che si tratti di un caso di razzismo. La situazione per noi stranieri sta peggiorando sempre di più"di Carlotta SistiIl clima è teso nella comunità africana di Parma, e lo si capisce dal tono con cui Jean Claude Didiba, segretario generale dell'associazione Amici d'Africa parla del caso di Emmanuel Bonsu. È agitato, parla in fretta, la voce è quasi affannata, le parole sono pesanti: persecuzioni, maltrattamenti, violazione dei diritti. Questo ogni giorno, secondo Didiba, che porta a esempio un episodio accaduto a lui stesso in mattinata: "Io abito a San Secondo e come ogni mattina alle 8 meno cinque accompagnavo mio figlio a scuola. Sull'auto ho il contrassegno per gli invalidi, per il bambino. Ho parcheggiato vicino alle bancarelle del mercato, com'era mio diritto, ma due vigili appena mi hanno visto si sono avvicinati per farmi allontanare. Senza chiedermi nulla, senza dirmi nemmeno "buongiorno": per loro dovevo sloggiare. Io ho risposto che prima di tutto si saluta, poi si domanda se c'è una ragione per cui ho parcheggiato lì, infine ho detto che avevo a bordo il bambino e che avevo il contrassegno. Mi hanno chiesto "Che c'entra il bambino con gli invalidi?" Ecco, cose del genere succedono di continuo".Parla di Parma, Jean Claude, che "Dovrebbe essere una città europea, e invece è chiusa, barricata, spaventata dagli stranieri, che devono essere emarginati". La rabbia accumulata di un immigrato che in 8 anni di vita a Parma non ha mai smesso di sentirsi tale, e che oggi con il caso di Emmanuel esplode: "Non ho dubbi che quello che è successo al giovane ghanese sia un atto di razzismo e xenofobia. L'ennesimo, ma stavolta almeno denunciato e fatto vedere all'opinione pubblica. La situazione per noi sta peggiorando, soprattutto con questo nuovo governo. Io mi definisco apolitico ma non posso far finta di non vedere che negli ultimi mesi c'è una caduta libera della tutela dei diritti di noi stranieri".
Quella busta, poi, con la tristemente celebre scritta "Emmanuel negro" lo turba più di tutto: "L'ignoranza è di per sé una cosa terribile, ma diventa inaccettabile da parte delle forze dell'ordine. Sono sincero: non so per quanto ancora potremo sopportare tutto questo. Non vorrei usare la parola rivolta ma.". Non ci sarà una rivolta, non nell'immediato almeno, nei piani di Jean Claude Didiba, ma una protesta pacifica sì: "È tutto il giorno che faccio telefonate alla comunità camerunese, a quella del Burkina faso e ovviamente alla comunità ghanese di Parma. Entro sera decideremo quando e come muoverci".

01 ottobre 2008 - Da Repubblica.it

Caro Didiba, ho letto il tuo articolo. Come sempre sei molto esplicito e chiaro.
Al di là di ogni tipo di protesta pubblica pacifica che vorrete intraprendere, vi consiglio anche un'azione di richiesta di “sicurezza” nei termini della legge, dalla dichiarazione dei diritti umani, alla costituzione, fino alle leggi ordinarie che potrebbero interessare i singoli vostri casi di sopruso. Anche i “nuovi cittadini” hanno diritto alla sicurezza e, visto che questo governo ha come priorità di garantire ai cittadini la 'sicurezza' (intesa come protezione degli italiani contro i “nuovi intrusi stranieri”), voi stranieri prendetelo in contropiede, chiedendo anche voi sicurezza dall'ottusità e razzismo degli 'autoctoni', cioè noi italiani. Che la vostra azione sia sempre non violenta, ma decisa, tamburellante quotidianamente, presentata e fatta valere presso tutte le istituzioni pubbliche, dal sindaco ed assessori, ai vigili urbani, alla polizia, carabinieri, onorevoli; ed anche enti privati come scuole, parrocchie, gruppi di Azione Cattolica, Scout, ecc. Ragioniamo: in una partita di calcio, se una squadra picchia sempre l'altra e l'arbitro è con lei, che farebbe l'altra? Meglio che chi è offeso si rifaccia a chi deve far valere la legge, costringendolo fino all'esasperazione ad applicarla anche in suo favore. Se siete uniti in questo, innanzitutto snervereste le forze dell'ordine ed i tutori della legge, che, come la vedova insistente del Vangelo, ad un certo punto vi devono dare ascolto, ma anche la vostra protesta, punzecchiante come le zanzare che di notte ti infastidiscono e non riesci mai ad ammazzarle, si propagherebbe a tutta la popolazione di nuovi cittadini in Italia.

Ciao Leopoldo Rebellato
(presidente Incontro fra i Popoli)

venerdì 26 settembre 2008

Cittadella (PD) e la Ferrero


TRA POLITICA ED ECONOMIA


a farne le spese sono i poveri


La settimana scorsa è arrivata in tutte le case del comune di Cittadella, su carta intestata dello stesso comune, una lettera che annunciava la diffusione, porta a porta, di un kit di dolciumi della Ferrero.
A proposito di Ferrero ….
“... la Ferrero è la quarta multinazionale del settore dolciumi e cioccolato con un fatturato di 4,4 miliardi di euro e impiega 16.000 persone. Ferrero ha 15 stabilimenti in Europa, Argentina, Australia, Brasile, Ecuador, Stati Uniti e Portorico. L’impresa fa uso di cacao e tè mediante canali commerciali che non danno garanzia di guadagni dignitosi per i contadini. Infatti produce e commercializza anche con paesi del Sud del mondo che violano in maniera grave i diritti umani e dei lavoratori, come nelle piantagioni di cacao del Ghana e della Costa d’Avorio dove lavorano centinaia di migliaia di bambini con mansioni anche pericolose, molti dei quali in condizioni di schiavitù.” Estratto dalla “Mini-Guida al consumo critico” redatta dal “Movimento Gocce di Giustizia”.
“... la Ferrero ha attività in due paradisi fiscali, dove si trovano le sedi delle società che controllano la Ferrero SpA. E’ appurato che appalta all’estero la produzione delle sorprese per la linea Kinder in paesi dove non sono tutelati i diritti dei lavoratori, come la Cina e alcuni paesi dell’Europa dell’Est.” “Estratto dalla piccola guida al consumo critico e responsabile dell’associazione Gaia”.
L’economia che mette al primo posto il profitto (il più alto possibile e da raggiungere velocemente) è uno dei maggiori strumenti di sfruttamento dei lavoratori e una prima causa d’inquinamento ambientale. Questa economia contribuisce a produrre quelle condizioni di estrema povertà che spingono poi miglia di persone, verso i paesi ricchi, come l’Italia, quei paesi che offrono maggiori opportunità di vita per loro e le loro famiglie.
Chi si mette a fianco degli impoveriti della terra e ha il coraggio di spendere una parola sulle loro condizioni e sulle cause di tanti drammatici esodi?
Noi associazioni di Cittadella, da decenni impegnate nella solidarietà e cooperazione internazionale, nel commercio equo e solidale, nell’impegno sociale accanto ai missionari, pensiamo che una politica con la “P” maiuscola, debba tenere alti i valori della solidarietà e della giustizia, più che fare da spalla ad una multinazionale che, come tante altre, svolge la sua attività cercando di farsi pubblicità e aumentare i propri guadagni nella promozione porta a porta, disinteressandosi del rispetto dei diritti umani nella sua filiera produttiva e commerciale.



Associazioni: Stella del Sud, Incontro fra i Popoli e Gruppo Missionario di Cittadella.

Mohammad Yunus a Tromso - Norvegia



“Guardiamo il mondo con occhi-ali diversi:
con gli occhi-ali di Muhammad Yunus”


L’8 e il 9 settembre 2008 sono stati due giorni di fermento per Tromsø, piccola cittadina all’estremo nord della Norvegia con appena 64.782 abitanti, che ha avuto l’onore di ospitare presso la Banca ”Sparebank 1 Nord-Norge” e presso l’Università, Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace 2006.

<<< title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=2072077501614902713#_ftn1" name="_ftnref1">[1].
Il premio Nobel per la Pace fu assegnato per la prima volta nel 1901 a Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa, e a Frédéric Passy, un famoso pacifista dell’epoca. Il Premio Nobel per la Pace premia chi si adopera per il mantenimento e il conseguimento della pace e copre diversi ambiti tra cui rientrano anche protezione e promozione dei diritti umani, mediazione di conflitti internazionali e controllo degli armamenti.[2]
Dopo grandi personalità come Wangari Maathai (Kenya), vincitrice del Nobel per la Pace nel 2004 per lo sviluppo sostenibile, la democrazia e la pace; Mohamed ElBaradei, vincitore 2005 per i suoi sforzi nel prevenire gli usi militari dell’energia nucleare e di convertirla per usi pacifici e sicuri [3], nel 2006 è stato il turno di Muhammad Yunus, per aver creato sviluppo socio-economico dal basso.[4] >>>

Era il 1974 quando tutto iniziò, al tempo, Muhammad Yunus insegnava economia all’Università di Chittagong e un giorno decise di “fare un giro” con i suoi studenti presso il villaggio adiacente all’università per vedere come funzionava l’economia dei poveri. Lì scoprì che la gente non riusciva ad ottenere prestiti dalle banche e che le rare volte che li conseguivano, il tasso d’interesse era del 10% a settimana. Ma cosa succedeva in realtà tra questi “poveri” e le banche? Il prestito chiesto era così esorbitante che le banche, per evitare insolvenza, non lo avrebbero mai concesso? Era così elevato per essere ammesso senza un garante sicuro?
In effetti, il prestito non era da poco: era da pochissimo; 27 US$. Non a testa bensì per 42 richiedenti unitisi in una lista sperando di avere più possibilità di fronte alla banca. Così, Muhammad Yunus, esterrefatto, sorpreso, indignato per questa situazione, capì che c’era un’ottica sbagliata nel business, capì che la gente portava gli occhiali sbagliati, avevano messo gli occhiali del profitto e non quelli del sociale. Avevano gli occhi tappati dal guadagno e avevano perso di vista completamente il servizio verso l’altro. Così decise di prendere una posizione forte e si assunse l’incarico di garante per queste 42 persone pensando poi al fatto che se magari fosse lui stesso a prestare i soldi invece della banca, la procedura sarebbe stata molto più snella. E così fece, era il 1976 quando Muhammad Yunus iniziò a dare prestiti ai poveri attraverso la Grameen Bank[5] portando gli occhiali giusti: gli occhiali del servizio. La Grameen Bank concedeva allora prestiti individuali fino ad un massimo di 30 US$. Dieci erano le persone coinvolte ed erano tutte localizzate nel villaggio visitato da Muhammad Yunus e dai suoi studenti nel 1974. Il 20% era composto da donne.
Ora, 2008, la Grameen Bank concede prestiti individuali fino a 300 US$. 7.411.229 sono le persone coinvolte distribuite in 80.678 villaggi. Il 97% è composto da donne.Poi, Muhammad Yunus, vedendo che queste donne iniziavano a crearsi un certo benessere vivendo però in capanne insalubri, avvio dei prestiti speciali per la costruzione di case e dalle 317 case costruite nel 1984 si è arrivati alle 650.839 del 2007. E qui gli si presentò una sfida non tanto economica quanto sociale, i terreni su cui costruire non appartenevano certo alle donne bensì ai loro mariti perciò queste donne, forti e coraggiose, iniziarono a dialogare con i mariti proponendo la costruzione della casa a loro nome, di loro proprietà (e non del marito come vuole tradizione) cosicché si avviò un processo di emancipazione femminile dal basso, duraturo e sia sociale che famigliare. Le donne poi, avendo più possibilità economiche iniziarono ad iscrivere i figli a scuola e ora il 100% della prole delle donne affiliate a Grameen Bank frequentano le scuole.
Un grande cambiamento per un paese come il Bangladesh posizionato al 140° posto dell’ISU[6], paese in cui la speranza di vita alla nascita è di 63 anni (l’Italia è al 20° posto con una speranza di vita alla nascita di 80 anni) e in cui il PIL pro-capite si aggira sui 2,50 US$.
Muhammad Yunus ha fortemente voluto questo cambiamento e per iniziarlo ha messo gli occhiali del sociale, e non li ha più tolti. Ma quello che sorprende sentendolo parlare è la sua fede nel cambiamento, la sua ferma convinzione che “il cambiamento è possibile” se solo si scelgono gli occhiali giusti e si vola. Con la mente. Con il cuore.




di Martina Savio

Tromsø, 11/09/08



[1] http://nobelprize.org/prize_awarders/peace/index.html [11/09/08]
[2] http://nobelprize.org/nobel_prizes/peace/ [11/09/08]
[3] http://nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/2005/index.html [11/09/08]
[4] http://nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/2006/index.html [11/09/08]. Nel 2007, il Premio Nobel per la Pace e`stato assegnato ad Albert Arnold Gore Jr. e all`Istituto Inter-Governativo sul Cambio Climatico (IPCC) per aver diffuso la conoscenza sul cambio climatico dovuto all`uomo.
[5] Grameen significa “rurale” o “villaggio” in lingua bengalese. Per maggiori informazioni consultare il sito: http://www.grameen-info.org/

[6] http://bdoza.wordpress.com/2007/12/14/human-development-index-hdi-of-bangladesh-in-un-report/ [11/09/08]. L’ISU, Indice di Sviluppo Umano, è un indicatore di sviluppo costruito sulla base di tre; la speranza di vita, il grado di istruzione e la media del PIL pro capite. L’ISU del Bangladesh è dello 0,547.

giovedì 31 luglio 2008

ARRIVEDERCI SHABUNDA

KWA HERI SHABUNDA

Cari amici di IFP,
torno a scrivervi dalla Repubblica Democratica del Congo. Dopo due mesi e una settimana a Shabunda sono nuovamente a Bukavu. Lasciare Shabunda è stato molto difficile, l'esperienza è stata intensa e mi ha toccata profondamente. Sono tanti i ricordi, le sensazioni, le emozioni che mi accompagneranno sulla via del ritorno e sono tante le persone che porterò nel cuore e alle quali ho promesso di tornare ad agosto del 2009...e una promessa va sempre mantenuta.
Anche io, come già aveva fatto Mirko, preferisco raccontarvi qualcosa di questa straordinaria avventura attraverso le foto...un consiglio mi sento di darvi: venite in RDC, venite a Shabunda..c'è tanto da fare, c'è tanto da scoprire. Grazie a Incontro fra i Popoli per avermi dato la possibilità di vivere questa esperienza.
Kwa heri Shabunda












Tramonto su Shabunda

Eccomi in compagnia delle autorità tradizionali

Les mamans de l'ADR


Safari a Matili, villaggio a 30 km da Shabunda...

sembrano pochi ma ci sono volute ben 3 ore di moto!!


Le mamans di AMACUS e AVESHA associazioni locali all'insegna della solidarietà femminile

Campo per la moltiplicazione delle sementi realizzato dall'ADR grazie al sostegno di IFP

Lavoro nei campi


Lo studio di Radio Mutanga, emissione radiofonica dell'ADR volta a favorire

la promozione e lo sviluppo di Shabunda e dintorni


Giornata di festa insieme agli amici finalisti dell'Istituto Tecnico Professionale Divin Maitre

di Shabunda: Marie, Salima, Shindano, Valentin e Idolwa

Eccomi insieme a Chiara all'Università di Kalima, città della Provincia del Maniema

E per finire vi lascio con questo splendido scorcio di foresta equatoriale...

Astrid Chuc

lunedì 14 luglio 2008

L'altro può essere una minaccia o una fortuna

Uno scrittore diceva: “L’altro può essere una minaccia o una fortuna”.
Dal 2004, l’Associazione per la Promozione dell’Educazione nel Maniema (APEMA) di Kindu in Congo collabora con Incontro fra i Popoli. Tante belle cose sono state realizzate insieme finora: tutti progetti di sviluppo condivisi.
Quest’anno è stato avviato un nuovo settore di collaborazione: l’arrivo dall’Italia di giovani studenti desiderosi di fare il loro stage universitario da noi a Kindu. La prima è stata Chiara Arsiè, rimasta da noi tre mesi. Che occasione propizia per noi! Una ragazza che si è proposta di vivere come volontaria in Congo e proprio da noi a Kindu. Fa caldo a Kindu e la popolazione vive nella povertà, dopo cinque anni di guerra.
Subito molti qui a Kindu hanno pensato che fosse l’ennesima operatrice dell’ONU, venuta, ben pagata, per fare delle cose che non avrebbero interessato a nessuno.
Per le altre ONG presenti da noi, Chiara era sola un’ispettrice inviata dall’Italia. Invece Chiara era solo una “volontaria”. Veniva con noi dappertutto, vivendo con noi tutte le situazioni quotidiane. Parlava con la gente, soprattutto con le donne ed ha creato con loro una profonda amicizia. L’abbiamo fatta intervenire più volte alle nostre trasmissioni radiofoniche. Alla fine la gente ha capito che ci sono dei giovani coraggiosi e sereni che possono accettare di lasciare il loro paese per venire e condividere un periodo delle loro vite con noi.
Aspettiamo ora altri giovani italiani ed europei che vengano a vivere con noi gioie e sofferenze, tristezze ed angosce, ma anche le speranze di ricostruzione del nostro paese, dopo le infinite guerre.

Don Gaston Mbogo
Presidente APEMA
Kindu – R.D. Congo

Un écrivain disait: “L’autre peut être une menace ou une chance”.
Depuis 2004, l’Association pour la Promotion de l’Éducation au Maniema (APEMA) de Kindu, au Congo, collabore avec Incontro fra i Popoli. Beaucoup de belles choses ont été réalisées ensemble jusqu’ici : tous projets de développement partagés.
Cette année, nous avons lancé un nouveau secteur de collaboration : l’arrivée chez nous à Kindu de jeunes étudiants d’Italie souhaitant faire leur stage universitaire. La première a été Chiara Arsié, qui est restée trois mois chez nous. Quelle occasion propice cela a été pour nous ! Une jeune fille qui s’est proposée pour vivre comme bénévole au Congo, et chez nous, à Kindu. Il fait chaud à Kindu et la population vit dans la pauvreté, après 5 ans de guerre.
Ici, à Kindu, beaucoup ont immédiatement pensé qu’il s’agissait de l’énième agent de l’ONU, bien payée, venue pour faire des choses qui n’auraient intéressé personne.
Pour les autres ONG présentes chez nous, Chiara n’était qu’une inspectrice envoyée par l’Italie. Mais, au contraire, Chiara était seulement une « volontaire ». Elle nous accompagnait de partout, vivant avec nous toutes les situations quotidiennes. Elle parlait avec les gens, en particulier avec les femmes, et elle a créé avec elles une profonde amitié. Nous l’avons faite intervenir plusieurs fois lors de nos émissions radiophoniques. A la fin, les gens ont compris qu’il existe des jeunes courageux et sereins qui peuvent accepter de quitter leur pays pour venir ici et partager un moment de leur vie avec nous.
À présent, nous attendons d’autres jeunes italiens et européens qui viennent vivre avec nous joies et souffrances, tristesses et angoisses, mais aussi les espoirs de reconstruction de notre pays, après les guerres infinies.
Don Gaston Mbogo - Presidente APEMA Kindu – R.D. Congo

martedì 8 luglio 2008

Una stagista francese: Clémentine

Dopo quattro anni di studi universitari in lingue e relazioni internazionali, dovevo fare uno stage di sei mesi presso un ente o un’azienda nel paese della mia seconda lingua straniera, e cioè l’Italia.
Dopo aver mandato qualche decina di CV a varie ONG italiane, ricevei 5 o 6 risposte. Per la maggior parte si trattava di grandi enti basati a Milano o Roma, salvo uno, che si trovava in una piccola cittadina veneta, a Cittadella. Dopo vari colloqui telefonici, Incontro fra i Popoli era stata l’unica ONG con la quale avevo potuto parlare semplicemente, e che mi proponeva di affiancarmi a loro e partecipare alle varie attività dell’associazione.
Era quindi deciso, partivo a gennaio per Cittadella – con una certa apprensione di ciò che avrei trovato come struttura.
Con mio sollievo molto rapidamente sono stata accolta e integrata al gruppo di giovani collaboratori dell’associazione. Durante questi sei mesi, ho avuto modo di fare cose molto diverse per ognuno dei settori nei quali opera Incontro fra i Popoli; e durante gli ultimi due mesi, mi sono concentrata di più sui settori della Cooperazione fra i Popoli e quello dell’Educazione alla Mondialità.
Ognuna delle mansioni effettuate, anche quelle più semplici, hanno costituito un percorso di formazione continua e progressiva che mi ha permesso di capire ogni giorno qualcosa di nuovo sull’associazione, la sua filosofia, il suo lavoro e più in generale il mondo della cooperazione allo sviluppo.
Al di là di un’esperienza professionale, questo stage è stato un’esperienza di vita. Le persone che ho incontrato lì e l’associazione nel suo insieme mi hanno confortata nella mia decisione di orientarmi professionalmente nella cooperazione allo sviluppo e di fare in modo di tenere vivi i miei ideali.
Merci à Incontro fra i Popoli.
Clémentine


Après quatre années d’études universitaires en langues et relations internationales, je devais faire un stage d’une durée de six mois dans un organisme ou une entreprise dans le pays de ma deuxième langue étrangère, c’est-à-dire l’Italie.
Apres avoir envoyé quelques dizaines de CV à différentes ONG italiennes, je reçus 5 ou 6 réponses. La plupart étaient de grands organismes basés à Milan ou à Rome, sauf un, qui se trouvait dans une petite ville de Vénétie, à Cittadella. Après plusieurs entretiens téléphoniques, Incontro fra i Popoli avait été la seule ONG avec laquelle j’avais pu parler simplement et qui me proposait de travailler à leurs côtés et de participer aux différentes activités de l’association.
C’était donc décidé, je partais dès janvier pour Cittadella, avec une certaine appréhension de ce que j’allais trouver comme structure.
À mon soulagement, j’ai été très vite accueillie et intégrée au groupe de jeunes collaborateurs de l’association. Pendant ces six mois, j’ai eu l’occasion de faire des choses très diverses pour chacun des secteurs dans lesquels opère Incontro fra i Popoli ; et pendant les deux derniers mois, je me suis davantage concentrée sur les secteurs de la Cooperation entre les Peuples et de l’Éducation à la Mondialité.
Chacune des tâches accomplies, même les plus simples, ont constitué un parcours de formation continue et progressive, qui m’a permis de comprendre chaque jour quelque chose de nouveau sur l’association, sa philosophie, son travail et le monde de la coopération au développement plus en général.
Au-delà d’une expérience professionnelle, ce stage a été une expérience de vie. Les personnes que j’y ai rencontrées et l’association dans son ensemble m’ont confortée dans ma décision de m’orienter professionnellement vers la coopération au développement et de faire en sorte d’entretenir mes idéaux.
Merci à Incontro fra i Popoli.
Clémentine

Mirko il shabundese

Quando è uscito dall’aereo all’aeroporto di Shabunda, Mirko Tommasi, socio di Incontro fra i Popoli, non ha chiesto ai facchini dell’Agenzia di trasporto aereo di portargli le sue valigie. Le ha prese da solo e si è presentato davanti ai suoi amici dell’ADR, come se fosse un residente abituato.
Per Shabunda e più particolarmente per l’ADR, Mirko è stato un Maestro Indimenticabile, Rispettoso, Coraggioso e Organizzatore.
Il suo comportamento ha dato l’impressione che fosse un africano travestito da italiano, nonostante la sua pelle bianca.
Durante il suo soggiorno, Mirko è stato con:
- le mamme delle associazioni per i lavori dei campi: sarchiatura, semina, mietitura, raccolta;
- i bambini, soprattutto con i suoi piccoli amici delle scuole materne di Kitete, che ha avviato all’allevamento dei porcellini d’India, e con cui ha fatto passeggiate, scoperte, giochi e danze;
- gli adulti con i quali ha fatto escursioni nella foresta, gite fluviali in piroga ed ha visitato sorgenti d’acqua potabile e stagni per allevamento dei pesci;
- i suoi amici dell’ADR, che accompagnava nelle loro attività, a cui dava consigli e suggerimenti.
Lo vedevamo attingere acqua potabile alla sorgente, sistemare un orto di pomodori i cui semi gli erano stati inviati da sua mamma; un orto che ha dato frutti eccezionali che Shabunda non ha mai conosciuto.
Durante il suo soggiorno a Shabunda, Mirko non ha esitato a mangiare il cibo locale. Ad esempio: kambakamba (foglie di manioca macinate e bollite in pacchetti di paglia), nsugnu (frutta), ntolo (frutta che si usa anche come antibiotico in caso di ferite).
Le escursioni a piedi o in motocicletta a Shabunda hanno caratterizzato l’eccezionale coraggio del nostro amico Mirko, che presentava sempre un volto sorridente e pieno di speranza. E quando tornava, esclamava: “La popolazione di Shabunda ha diritto ad un aiuto umanitario, nonostante l’isolamento della città per mancanza di strade praticabili”.
Quotidianamente, ci ha fatto osservare le disuguaglianze e le oppressioni subite dalle donne.
Un grande difensore dei diritti umani. L’abbiamo visto molto arrabbiato domenica 30 marzo 2008, quando fu repressa la marcia organizzata dalle donne per denunciare gli abusi e la leggerezza nel trattamento dei loro dossier contro gli uomini violentatori arrestati dalla polizia locale.
Abbiamo vissuto con lui durante più di cinque mesi ed effettuato molti viaggi, fra cui un viaggio nel dicembre 2007 e gennaio 2008 a Kalima per visitare le associazioni socie dell’Alliance Kivu e prendere un primo contatto con le autorità dell’Università del Medio Lualaba di Kalima e quello dell’aprile 2008 a Kalima e Kindu, dove ha partecipato attivamente, sebbene nell’ombra, all’incontro annuale della Conferenza dei Presidenti dell’Alliance Kivu.
Si è sempre detto che il valore di un uomo non aspetta il valore degli anni. Il nostro amico Mirko è un valore che IfP a messo al servizio dei suoi partner. Abbiamo tratto molti insegnamenti da lui, che ci aiuteranno sicuramente a migliorare le nostre azioni e superare gli ostacoli sul terreno.
Grazie Incontro fra i Popoli per aver inviato fra noi il grande Mirko.








Charles Nalwango




Direttore di Alliance Kivu